Nella notte tra l’8 e il 9 febbraio 1855, nella contea inglese del Devon, alcuni abitanti trovarono sulla neve strane tracce simili a impronte di zoccoli. Le segnalazioni descrivevano percorsi insoliti: in alcuni racconti le impronte sembravano attraversare giardini, muri e persino tetti.
La vicenda diventò nota come il mistero delle impronte del diavolo. Ma c’è un particolare ancora più interessante: le ricerche storiche suggeriscono che la famosa immagine di un’unica creatura capace di attraversare decine di chilometri potrebbe essere nata dall’unione di segnalazioni differenti.
Il vero mistero: che cosa lasciò quelle tracce?
Nel tempo sono state proposte spiegazioni naturali, comprese le impronte di piccoli roditori deformate dal disgelo e dal successivo congelamento della neve. Nel 2021, una ricerca pubblicata dalla Devonshire Association ha rivalutato le testimonianze e sostenuto proprio questa spiegazione. Non ci sono prove attendibili che le tracce avessero un’origine soprannaturale.
Questo rende l’articolo più interessante di una semplice raccolta di teorie paranormali: si può ricostruire come un fenomeno osservato da persone reali sia diventato una leggenda, distinguendo i documenti dell’epoca dalle esagerazioni successive.
È davvero un argomento poco trattato in Italia?
Ho cercato articoli italiani con diverse formulazioni del caso. Sono emersi alcuni riferimenti, tra cui un breve contributo in una pubblicazione in PDF, ma non ho individuato nelle ricerche effettuate un articolo italiano che sviluppi esattamente il taglio proposto.
«Le impronte impossibili del 1855: il mistero che trasformò una notte di neve in una leggenda»
